Non per forza, ma per gioco

Non per forza, ma per gioco: come favorire l’emersione di differenti abilità nei piccoli con autismo

Troppo spesso si sente dire rispetto a bambini dello spettro autistico o con “atipie” dello sviluppo, che devono “per forza” acquisire una serie di abilità.  Sicuramente un set di abilità che riguardano l’autonomia, la sicurezza, le regole sociali ed altri ambiti devono essere acquisite, ma non “per forza” bensì “per gioco”!

Finalmente anche in Italia si inizia a registrare una tendenza incoraggiante: arrivano a visita bambini sempre più piccoli. Questo ci permette di agire con loro in un momento dello sviluppo in cui la plasticità cerebrale è massima ed  in cui l’apprendimento passa tanto attraverso il gioco.  Non sempre alcune terapie si ricordano dell’importanza del gioco come mezzo princeps per l’apprendimento. Iniziare un gioco vuol dire iniziare un’attività piacevole ma con REGOLE, in cui il terapeuta si allea al bambino come vero e proprio partner in grado di veicolare piacere, coinvolgimento e regole.

Perchè insegnare tramite il gioco?

In primis al bambino arriva un linguaggio divertente, non minaccioso ed in grado di coinvolgerlo. Con il gioco si insegnano i gesti comunicativi non verbali come l’indicazione di un oggetto o di una persona, il sorriso, il saluto. L’acquisizione di questi gesti non verbali avviene in contesti naturali in cui i desideri e le preferenze del bambino svolgono un ruolo determinante nel senso che ogni situazione comunicativa non verbale deve essere insegnata sulla base dei gusti del bambino (ad esempio utilizzando i giocattoli preferiti del bambino, o rimanendo nell’ambiente da lui preferito). In questo ambito anche le stereotipie e le “creazioni” del piccolo possono essere utilizzate come aperture verso il sociale e non vanno approcciate come inutili espressioni da correggere.
Altro step è l’imitazione motoria, durante i giochi il terapeuta mostra al bambino come poter maneggiare un gioco in maniera naturale e senza imposizioni. L’imitazione motoria si estende in seguito al volto e alla bocca, per favorire l’imitazione dei suoni linguistici.

Anche la sensorialità può essere fortemente coinvolta e modificata tramite il gioco. Un esempio: un bambino che prova schifo per una serie di cibi e sostanze viscide, non è detto che si tiri indietro davanti alla possibilità di disegnare e “pasticciare” con schiuma da barba o prodotti simili! In questo modo facciamo interagire il bambino con una sostanza che normalmente eviterebbe, trasformandogli una sensazione poco piacevole in un divertimento.

È fondamentale trovare un certo piacere e gusto nel giocare con i bambini, quindi sbizzarritevi a trovare idee che piacciano ad entrambi.

Più che buon lavoro, vi auguro buon gioco!

Per info e contatti: 320-3161748

Informazioni su Rosaria Ferrara

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